Calabria 3.0: Gita a Tropea

Dopo una pennichella pomeridiana (Alice) e i compiti delle vacanze (Davide), a causa di previsioni meteo piuttosto incerte, con i nostri amici di vacanza decidiamo un cambio di programma anticipando una gita prevista per i giorni a seguire. Oggi gita verso la parte sud della Calabria. 100 km.

Destinazione Capo Vaticano e Tropea.

Ore 17.00.
Si parte.

Ore 17.02
Barbara prende il Tom Tom, lo guarda con un enorme punto di domanda stampato in faccia e mi chiede:
“Cosa devo fare? Scegli una destinazione? Indirizzo?”
“Sì, tesoro”
“Ok. Allora…”
TIC, TIC, TIC (il polpastrello preme incerto sul display)
“Senti Walter, non metto Tropea, la vediamo al ritorno, metto prima Capo… Capo Rizzuto”
“Macchè Capo Rizzuto, ci vuoi fare andare sullo ionio? Capo Rizzuto è sull’altra costa”.
“Ah ok, allora come si chiama?”
“Cap… de… cazz”, le dico ridendo.
“WALTER, DAI!, non me lo ricordo”.
“Capo Vaticano, amore. È Vaticano”

Ore 17.15
“Papi, siamo arrivati?”, chiede Alice.
“Sì”, risponde il papi.
“No”, risponde la mamma.
“Barbara, dicendole di sì non lo chiede per almeno altri 15 minuti.”

Il paesaggio è piacevole. A tratti selvaggio ma nel complesso appare poco e male sfruttato. Una causa evidente è l’abusivismo. Selvaggio proprio come il paesaggio. Un vero peccato.
La gente in spiaggia è poca. Ricorda la Puglia nel mese di Marzo.

Prendiamo anche la mitica Salerno-Reggio Calabria per un tratto di 30 km, più che sufficienti per farci fare due salti di corsia e 3 restringimenti per cantieri.

Giunti a Pizzo, riprendiamo la statale e trovariamo davanti a noi un’automobilista mooolto prudente. Abbiamo percorso almeno 15 km a 45 km/h in un tratto dove il limite era a 70.
Si è formato un luuungo treno di auto strombazzanti che pare di essere invitati tutti ad un matrimonio.
Il sorpasso è impossibile, oltre che vietato dalla linea continua. Vietato forse per noi. Per i locali evidentemente mettere a rischio la propria vita e quella degli altri è lecito. Vige la legge del piu furbo. Bravi bravi.
Barbara è in piena crisi di ridarola.
In curva, il tipo che fa da tappo, rallenta fino a 35 km/h. La prudenza prima di tutto.
Io non so più a che santo votarmi. Invoco a gran voce Santa Maria di Capo Avetere. Mi è rimasta impressa passandoci in autostrada nel viaggio da Milano.
Sant’Antonio, San Gervaso, San Protaso, Santi tutti.
Ho il cruscotto pieno di santini e madonnine.

E poi la svolta. Il tipo svolta.
Nelle auto si susseguono festeggiamenti con ola e canti da stadio.
Barbara ormai non smette più di ridere. Lei è sensibile al traffico e ai polentoni.

Ore 18.45
“Papi, siamo arrivati?”, chiede Alice.
“Sì”
“No”
“Io non ce la faccio più” aggiunge Davide.
“Papi, metti la modalità Sport, così vai più veloce”.

Dopo 2 ore arriviamo finalmente a Capo Vaticano. Stupendo.
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Peccato che le nuvole ci abbiano negato un tramonto a regola d’arte.
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La strada che porta al punto panoramico in prossimità del faro, è stretta, in discesa e senza uscita. La caccia al parcheggio è tosta. Io trovo subito. La nostra amica Stefania, va in panico perché si è trovata costretta a fermarsi in salita (al 20%) vicino ad un muretto e a delle auto in sosta.
DRIIIIN, DRIIIIN. Squilla il tefono di Barbara.
“MANDAMI SUBITO WALTER”

Corro da lei e la trovo con il terrore dipinto sul volto, le gambe irrigidite su freno e frizione e il freno a mano tirato fino al tetto.
La faccio scendere lentamente e per farla stare più tranquilla, faccio scendere anche tutti gli altri.
“Faccio scendere anche quelli delle altre auto?” Chiedo, ma lei non mi ha nemmeno sentito.

Visitiamo, fotografiamo e sogniamo di fare un bagno in quel mare così incantevole.

Ore 20.10
Direzione Tropea.
Qui la ricerca di un parcheggio è tosta. Abbiamo trovato posto di fianco a dei cassonetti dell’immondizia che, evidentemente dimenticati dalla nettezza urbana, hanno tracimato. Per parcheggiare li ho chiuso gli occhi e il naso. Il tanfo era tremendo.

Tropea è bellissima.
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I suoi vicoli sono incantevoli.
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I negozietti, i ristoranti e la gente, tutto bello. Ecco, magari proprio tutta la gente no. Sembra che se una ragazza non si vesta come un truiun, non sia trendy.

Ore 23.15
È ora di rientrare, anche perché sta iniziando a piovere.

Qualcuno mi ha detto che in Calabria non piove mai.
Sarà, ma da quando siamo qui ha già piovuto 3 volte.

Questa notte è venuto giù il diluvio universale. Lampi e tuoni per 3 ore.

“PIOVE, WALTER!”

Azz, dovo andare a recuperare i teli lasciati questa mattina al mare.

A presto.

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2 pensieri su “Calabria 3.0: Gita a Tropea

  1. IENA

    L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, pieno di nonsensi, il tutto immerso in paesaggi stupendi e da sogno. Peccato che l’Italia sia stata fatta ma gli italiani alla fine no (anche se pare che il marchese D’Azeglio alla fine, sta frase, non l’abbia mai detta). Forse sono anche queste assurdità nei comportamenti a fare del nostro Paese un posto più colorato. Certo è che…a volte molte cose potremmo risparmiarcele.

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